Recensione: Mobile Fighter G Gundam

A cura di Jacopo “God87″ Mistè (Anime Asteroid)
  • Titolo originale: Kidou Butouden G Gundam
  • Numero episodi: 49
  • Disponibilità italiana: nessuna

Recensione - Mobile Fighter G GundamFuture Century, anno 60. Come ogni quattro anni si tiene il Gundam Fight, il torneo di lotta tra Gundam che decreterà quale colonia spaziale ha il diritto di governare su tutte le altre fino alla prossima competizione. Domon Kasshu, combattente di Neo Japan e pilota dello Shining Gundam, assieme alla sua meccanica Rain è sulla Terra a sfidare tutti i Gundam Fighter che trova, chiedendo a ognuno di loro se hanno visto suo fratello Kyoji, verso cui nutre un odio smisurato…

Meglio cambiare…?

1994: per il quindicesimo anniversario di Gundam Sunrise decide di chiudere temporaneamente il lungo arco temporale della Universal Century. La timeline sembra non essere più in grado di fidelizzare nuovi spettatori e, forse, è giunta l’ora di provare nuove strade per estendere il marchio a quella tipologia di pubblico che, per indifferenza o giovane età, non ha potuto seguire fin dall’inizio le serie classiche del noto mobile suit bianco.

Esplorare nuovi sentieri, dev’essere stato questo il motto dello studio: nasce G Gundam, prima serie tv non diretta da Tomino, primo Gundam Super Robot, e sopratutto quello che, più di ZZ, sarà considerato l’Abominio, venendo aborrito, demonizzato e moralmente rimosso dalla quasi totalità dei fan storici. Avete presente il Torneo Tenkaichi di Dragon Ball, dove ogni genere di lottatore di arti marziali del mondo combatte per il titolo? G Gundam nasce da queste premesse, solo che la vittoria non è una banale coppa, ma il diritto di governare le colonie spaziali in cui risiede l’intera umanità.

Parola d’ordine: originalità

Domon Kasshu, King of Hearts - Mobile Fighter G GundamL’incipit è indubbiamente una trashata epocale, ma se c’è qualcosa che riesce a superarne i fasti è il mecha design di buona parte dei Gundam presenti al torneo: ognuno di essi presenta i tratti distintivi del suo paese, quindi largo a Gundam-tori da Neo Spain, Gundam-sirene da Neo Denmark o Gundam-mulino a vento di Neo Holland!

Ironicamente questa varietà, tanto causa di mal di stomaco per i puristi della timeline UC, è anche il punto forte della serie, visto che assieme a fenomeni da baraccone come quelli sopracitati troviamo anche possenti Gundam fiammeggianti, divini o mastodontici, veri e propri concentrati di tamarraggine e sboroneria: i quattro mecha designer Sunrise hanno qui potuto sbizzarrirsi con la fantasia, liberi dai consueti rigidi paletti del realismo, e il risultato è un piccolo esercito vario e ben diversificato di ben 48 unità gundamiche che faranno la felicità di chi adora il caratteristico look del più famoso e incazzato robot del mondo.

Domon VS Master Asia - Mobile Fighter G GundamE la cosa bella, dopo tutto questo, è che a dispetto di questa sconvolgente serie di dissacramenti narrativi e filologici, G Gundam funziona. Pieno di citazioni delle serie robotiche Sunrise (non solo Gundam) del passato, e diretto dall’allora semi-sconosciuto Yasuhiro Imagawa ancora impegnato a dirigere quel Giant Robo che lo consacrerà alla leggenda, G Gundam si rivela un divertente e fracassone shonen zeppo di stereotipi, combattimenti impossibili, personaggi fatti con lo stampino e idiozie a non finire, ma per qualche strana alchimia e in più riprese appassionante.

Gotta crush’em all!

GF13-017NJII God Gundam - Mobile Fighter G GundamIl protagonista Domon è tamarro e caratterizzato quanto basta per attirare subito simpatia, e le sue avventure, per quanto ripetitive e ancorate agli standard del genere (per fare un confronto più moderno, accostate la puntata-tipo di G Gundam con quella dei Pokémon, solo coi Mobile Suit al posto dei mostriciattoli), se non convincono almeno intrattengono molto bene, grazie a pochi, grandi punti di forza.

Primo tra tutti l’accattivante linearità della storia: idiota, ma a suo modo geniale. Merito di una buona sceneggiatura che, seppur eccessivamente infarcita di filler, costruisce con notevole cura, episodio dopo episodio, una grande curiosità verso i misteri della serie (perché Domon vuole uccidere suo fratello Kyoji? Chi sta dietro al volto mascherato di Schwarz? Perché Master Asia è diventato malvagio? Come si sconfiggerà il Devil Gundam?). Nodi che verranno puntualmente al pettine nell’ultimo arco narrativo della serie, un susseguirsi di puntate di ottimo livello che, nelle fasi finali, confluiranno in un climax magistrale. Il tutto condotto con maestria da un Imagawa ispirato, che con la sua classe registica di alto livello sopperisce ai vistosi limiti di un budget insolitamente basso arrivando a regalare, nel finale, diverse sequenze di fortissimo impatto emotivo. Perchè G Gundam è sì una semplicistica storia di mazzate robotiche, ma non disdegna né belle storie d’amore né struggenti momenti di vera commozione.

Schwarz Bruder - Mobile Fighter G GundamAltra luce in cui brilla G Gundam sono le battaglie, veramente tantissime. Brevi e semplicistiche, ma divertono per la varietà assurda dei quasi cinquanta Gundam e delle loro tecniche di combattimento, e soprattutto emozionano con gli appassionanti motivetti catchy della colonna sonora, capaci di concedersi addirittura epicità. Una buona decina (ma anche ventina) di filler potevano essere evitati senza alcune ripercussioni sulla storia e questo è un dato di fatto, ma nel complesso G Gundam va bene così com’è: la sua natura spiccatamente “sempliciotta” e commerciale palesa subito le basse ambizioni del prodotto, che va inteso unicamente come un simpatico divertissment, nato effettivamente con l’unico scopo dichiarato, e riuscito, di commemorare il marchio.
Nel suo genere G Gundam è un’opera riuscita, spesso avvincente e in alcuni punti fantastica, che rimane alla memoria per le sue musiche, il protagonista, e i piccoli, grandi momenti registici di cui vive. L’idea di un torneo Tenkaichi tra robot, poi, sicuramente carina, ispirerà anche in tempi recenti il costoso Gigantic Formula.

In definitiva, quindi, il primo reboot del marchio è da considerarsi riuscito. Peccato che i due successivi si risolveranno in colossali fallimenti, rispondenti ai nomi di Gundam Wing e X.

Pro

  • Approccio originale alla saga
  • Protagonista carismatico
  • Grande e fantasioso mecha design
  • Musiche accattivanti
  • Sporadici quanto intensi grandi momenti d’atmosfera

Contro

  • Tanti, troppi filler
  • Nonsense a non finire
Mobile Fighter G Gundam: L'esito finale (di God87)
Voto: 3 su 5www.dyerware.comwww.dyerware.comwww.dyerware.comwww.dyerware.comwww.dyerware.com
Contradditorio e infantile, carismatico e autoriale: molti sono gli aggettivi che calzano a pennello alla creatura di Imagawa, ma il primo Gundam Super Robot della saga, preso come celebrativo e fracassone divertissement, è inutile negarlo, funziona. Ben diretto e avvincente, seppur ridicolo in più tratti, G incarna nel modo migliore la ricerca di originalità da parte di Sunrise, resasi necessaria, dopo dieci anni di guerre d'indipendenza spazionoidi e Newtype, a un brand le cui storie pressochè identiche iniziavano recentemente a mostrare la corda.

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